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Il progetto sull’uomo nero è  nato da una richiesta del Comitato di Via Caprera, il quale, scelto il tema di quest’anno, ha chiesto alla Cooperativa Sociale Fenderl di svilupparlo con l’obiettivo di far emergere circa 10 identikit di “uomo nero ideale” da presentare agli artisti che li interpreteranno attraverso delle opere in occasione della Festa di Via Caprera prevista per la seconda domenica di luglio 2016.

La Cooperativa Sociale Fenderl ha partecipato all’evento con la creazione e l’esposizione di un’opera-simbolo realizzata su progettazione dell’Artista Renza Pavan Maccalli. L’opera è la sintesi delle varie idee emerse nel corso delle attività di confronto sulle molteplici sfumature suggerite dal tema “l’uomo nero”, proposte alle persone con disabilità frequentanti i centri diurni della Cooperativa.

Sono stati, quindi, organizzati dei laboratori con/per le persone frequentanti i tre centri diurni della Cooperativa, le quali hanno partecipato con interesse e curiosità ai lavori proposti che sono elencati qui di seguito.

Chi è l’uomo nero?

La domanda che è stata posta a tutti i partecipanti e da cui siamo partiti con questo progetto è stata appunto “chi/cosa è l’uomo nero”.

I risultati ottenuti sono stati vari e originali, in quanto ognuno aveva la sua idea e la sua rielaborazione dell’uomo nero: c’è stato chi lo ha collegato alle storie sentite nella sua infanzia, chi ad un’ombra e chi anche ad un animale.

L’obiettivo di questo primo lavoro era ricavare un’idea generale e varia di uomo nero.

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Storie

I partecipanti dovevano inventare dei brevi racconti partendo dalla formula “C’era una volta un uomo nero che si chiamava…”, con l’obiettivo di dare al personaggio una routine di vita ed un’ambientazione in tempi e spazi differenti a seconda della fantasia dei partecipanti.
Le storie in alcuni casi contenevano personaggi antichi, in altri uomini comuni appartenenti alla società odierna, in altri ancora uomini neri provenienti dal futuro.

 

Immagini

La seconda attività è stata svolta con delle immagini. Sono state distribuite su un tavolo delle foto che potevano raffigurare vari tipi di uomo nero e ognuno doveva scegliere le 5 immagini che per lui esprimevano meglio la sua idea sul tema.

Una volta scelte le immagini i partecipanti dovevano dare le motivazioni che li hanno spinti a fare quelle scelte e anche queste sono state varie: la religione, il colore della pelle, la guerra, eccetera…

L’obiettivo di quest’attività era di far emergere i concetti e i temi che potevano essere legati all’uomo nero (come la guerra, la violenza), ma anche la forma fisica e le espressioni del volto che gli appartengono.

 

Disegno

In quest’attività i partecipanti dovevano disegnare la sagoma, ovvero il contorno della figura del loro uomo nero ideale con lo scopo di dare un’interpretazione personale e non influenzata da fattori esterni, come potevano essere le immagini dell’attività precedente, della forma e della fisicità del personaggio in questione.

 

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Laboratorio espressivo

Il tema dell’uomo nero è stato preso in considerazione anche in un laboratorio espressivo proposto ad alcuni alunni delle classi quinte del Collegio Immacolata di Conegliano (Treviso).

Si è parlato in un primo momento dell’uomo nero in generale, poi della disabilità ed infine si è cercato di capire se e perchè la disabilità ed alcuni temi importanti ad essa legati (per esempio il matrimonio e la sessualità) possano essere considerati un “uomo nero” per la nostra società.

Limiti/paure/tabù

Nel primo dei laboratori è stato proposto un lavoro sui limiti, le paure ed i tabù nostri e della società riguardo la disabilità.
Lo scopo era capire e far emergere il legame che i giovani di oggi hanno con la disabilità e ciò che la società stessa trasmette e fa emergere.
Una paura o limite che è emerso spesso sia per quanto riguarda la società che per noi è stato: “paura di non sapersi relazionare con la persona disabile, di non riuscire a comunicare con lei”.

Gioco del tribunale

Altra attività proposta agli studenti è stata quella che abbiamo chiamato “gioco del tribunale”. In questo gioco il conduttore/giudice leggeva delle affermazioni sulla disabilità e su questioni attuali ad essa legate. I ragazzi sono stati quindi divisi in due gruppi casuali e ogni gruppo doveva rappresentare la parte a favore e quella contraria rispetto alla questione in oggetto facendo emergere motivazioni valide per sostenere la propria posizione.
Lo scopo di quest’attività era di prendere una posizione e sostenerla (anche se nella realtà magari si era contrari a quello che si stava dicendo) riguardo temi importanti ed impegnativi, come per esempio il matrimonio e la sessualità riferiti alla persona disabile. Altro scopo del gioco poteva essere l’abbattere momentaneamente le proprie convinzioni per sostenerne altre imposte dal gioco stesso, cosicché si potesse realmente andare  a fondo sulla questione e magari anche cambiare l’opinione che si aveva fino a quel momento.

LINK: sito ufficiale della Cooperativa Fenderl

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